sabato 17 agosto 2013

La signora delle camelie. ♥♥♥

Camelie profumate: sono i fiori che accompagnano sempre Margherita Gautier e che diventano il perfetto simbolo di un personaggio mitico. 


"Marguerite non perdeva una prima, e passava tutte le serate al teatro o al ballo. Ogni volta che c'era un nuovo spettacolo, si poteva esser certi d'incontrarcela, con tre piccoli oggetti che non la lasciavano mai, e che stavano sempre sul parapetto del suo palco in platea: l'occhialino, un sacchetto di dolci e un mazzo di camelie.

Per venticinque giorni al mese, le camelie erano bianche, e per cinque erano rosse."


La Signora delle camelie è un libro che ho amato molto, perché si tratta di una grande storia d'amore, ma soprattutto di una grande donna. Fragile e malata, ma allo stesso tempo tanto forte da sacrificare l'amore che prova per Armand, in maniera tale da non compromettere il suo futuro, essendo lei una cortigiana. 
Un libro indimenticabile.

♥♥♥


 "Compiangete il cieco che non ha mai visto i raggi del sole, il sordo che non ha mai udito le voci della natura, il muto che non ha potuto mai esternare l'espressione della sua anima, e, con un falso pretesto di pudore, non volete compiangere la cecità del cuore, la sordità dell'anima, il mutismo della coscienza, che rendono folli quelle infelici, e le fanno diventare, indipendentemente dalla loro volontà, incapaci di vedere il bene, di udire il Signore, e di parlare la lingua pura dell'amore e della fede."



"Il bambino è piccolo, e racchiude l'uomo; il cervello è limitato, e contiene il pensiero; l'occhio è soltanto un punto, e abbraccia leghe e leghe."


"Ma essere amato da una cortigiana è una vittoria molto più difficile. In loro, il corpo ha logorato l'anima, i sensi hanno guastato il cuore, la sregolatezza inaridito i sentimenti. Le parole che diciamo loro, le conoscono da tempo, il nostro comportamento, è cosa già nota, lo stesso amore che ispirano, l'hanno più volte venduto. Amano per mestiere, e non per trasporto. Sono difese meglio dai loro calcoli che una vergine dalla madre o dal convento: così hanno inventato la parola capriccio per quegli amori non venali che si concedono ogni tanto come riposo, come scusa o come consolazione; simili a quegli usurai che depredano mille persone, e che credono di riscattarsi prestando una volta venti franchi a un povero diavolo che muore di fame, senza interessi e senza ricevuta.

Poi, quando Dio permette l'amore a una cortigiana, quest'amore, che inizialmente sembra un perdono, diventa quasi sempre, per lei, un castigo. Non c'è assoluzione senza penitenza. Quando una creatura, che ha da rimproverarsi un intero passato, si sente improvvisamente presa da un amore profondo, sincero, irresistibile, di cui  non si sarebbe mai creduta capace; quando confessa questo amore, come la domina l'uomo amato!"

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